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Sono ancora troppo grassa
Tra essere e apparire
Ragazze e ragazzi sono diversi, fanno progetti diversi, hanno interessi
diversi e problemi diversi.
Per esempio, riguardo al consumo, le ragazze bevono meno alcol, fumano
meno, però prendono più medicamenti e soffrono maggiormente
per disturbi alimentari (bulimia e anoressia). Le ragazze e le donne
hanno forme di dipendenza più invisibili. Il loro aspetto fisico
e il loro corpo è importante per la stima di se, ma la linea
i il "look" possono diventare una vera e propria ossessione.
La pubblicità e la moda ci ricordano in continuazione che non
abbiamo il diritto di lasciarci andare e che dobbiamo essere sempre
in forma, magri, belli e sorridenti.
Testimonianze:
Anita:
"Mia madre ha lottato tutta la vita per mantenere la linea: il
suo corpo non le piaceva e non stava bene con se stessa. A me, ha
creato parecchi problemi durante l'infanzia: mi ha trasmesso l'ossessione
di ingrassare. Di conseguenza ho faticato molto ad accettarmi così
come sono: ho seguito innumerevoli diete ed ho utilizzato una quantità
enorme di prodotti che promettevano una linea perfetta, una pelle
più morbida, un seno più sodo, capelli più lucidi,
ecc.
ora mi sono finalmente arresa all'evidenza: il mio corpo ha bisogno
di cibi sani e non della tortura costante della fame. Funziona benissimo
da solo ed è in grado di eliminare quello che non gli serve
senza che io lo riempia di lassativi. Mi sono quindi riconciliata
con il mio corpo e finalmente sto bene con me stessa."
Marisa:
"Ho sperimentato sulla mia pelle tutte le forme di disordine
alimentare. Ho avuto periodi durante i quali buttavo giù di
tutto. Dopo queste crisi ho iniziato a provocarmi il vomito, all'inizio
mettendo due dita in gola. Poi riuscivo a vomitare solo pensandoci.
Oggi sono anoressica. Tutti i miei problemi ruotano intorno al cibo,
soprattutto quando sono stressata."
Nicoletta:
"Fino a diciott'anni sono sempre stata una ragazza "modello".
Ad un certo punto ho perso quattro o cinque chili e, siccome ho ricevuto
molti complimenti, mi sono sentita incoraggiata fino a passare, nei
mesi successivi, da 60 a 38 chili. Eppure, nemmeno allora mi sentivo
magra: avevo perso il senso della realtà..."
"Da tanti anni incontravo giovani donne prese dalla sofferenza
anoressica. Alcune entravano nei bar del mio quartiere ordinando un
caffè mettendoci lo zucchero senza girare. Rigide, terree,
legnose, apparentemente assenti, lo sguardo fisso e disperatamente
vuoto. Altre mangiavano a dismisura in qualsiasi ora della giornata
per poi vomitare tutto subito dopo. Questi comportamenti erano per
me facilmente riconoscibili....Per quale ragione queste, che sono
persone prima di essere pazienti - avrebbero potuto parlare del loro
disagio, affidarsi a qualcuno, se la loro condizione non era riconosciuta,
ma solo definita in trattati di psichiatria? Se restavano così
etichettate da una parola, incapsulate in una diagnosi che non lasciava
spazio a una domanda?
Qualche anno fa mi sono interrogata su come dare voce a questa sofferenza,
su come amplificare un urlo disperato quanto sapientemente soffocato
dietro la maschera di un'apparente invulnerabilità. Mi è
sembrato più semplice e diretto raccontare frammenti della
mia storia, scrivendo mi sono resa conto che l'analisi non cancella
il ricordo delle ferite".
Da "Donne invisibili" di Fabiola De Clerq, ed. Rizzoli,
1995
"L'Associazione americana Anoressia-Bulimia ha stimato che questa
malattia provoca negli Stati Uniti 150000 decessi, cifra che è
molto superiore a quella delle morti per AIDS. Nel 95% dei casi si
tratta di donne. Dagli anni 20 dimagrire e mantenere la linea è
diventata la principale preoccupazione per un numero sempre crescente
di donne. Era l'epoca in cui, nelle nostre società, le donne
si battevano per ottenere il diritto di voto. E come se l'emancipazione
sociale richiedesse, in contropartita, il dover essere "snelle".
Siccome non volevano più lasciarsi chiudere in cucina, sono
state rinchiuse nel loro corpo! Trenta anni fa una top model pesava
l'8% in meno di una donna "media"; oggi questa differenza
è del 23%. Con la riduzione progressiva delle indicazioni sul
peso ideale (in media da 5 a 7,5 chili) e definendo come "troppo
generose" le forme femminili tradizionali, si è riusciti
a creare nelle donne un atteggiamento di rifiuto nei confronti del
proprio corpo. Ciò ha portato a un aumento di psicoterapie
e al rapido sviluppo di una nuova industria: quella dei prodotti dietetici.
Nel 1984 la rivista femminile "Glamour" ha affermato che
la netta maggioranza delle donne interrogate riteneva più importante
perdere da 5 a 7 chili che riuscire nella propria professione o nella
vita sentimentale!
Da "Il mito della bellezza" di Naomi Wolf, ed. Mondadori,
1991
Spunti per riflettere:
- Riesce a essere sempre felice?
- Quando è l'ultima volta che hai veramente riso di cuore?
- Quando è l'ultima volta che ti sei vergognata?
- Quando è l'ultima volta che hai fatto delle stupidate con
le amiche e che ti sei divertita facendole?
- Dobbiamo essere sempre ragionevoli?
- Riesci a passare davanti a una vetrina senza cercare di rispecchiarti?
- Sei contenta di te e del tuo corpo?
- Se ti guardi a lungo nello specchio, quale parte del tuo corpo ti
piace di più? E quale vorresti nascondere?
- Quando ti sei pesata l'ultima volta?
- Sei contenta del tuo peso?
Se sì, allora sei fortunata, sei un'eccezione!
Se no, cosa cambierebbe nella tua vita se tu fossi contenta del tuo
peso?
Fermiamoci a riflettere:
Cosa ci impedisce di accettarci come siamo?
La moda?
Cosa ci impedisce di essere noi stesse?
Cosa ci impedisce...?
COSA...?
Le femmine si e ci ossessionano con le diete.
I maschi, come manifestano le loro fissazioni per il corpo?
Per i docenti esiste una pubblicazione sul tema dei disturbi alimentari
con delle schede per animazioni in classe.
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