Dipendenze senza sostanze - Videogioco, gioco d’azzardo

Dipendenza da videogiochi

Il gioco costituisce una fase importante dello sviluppo individuale poiché è alla base della capacità di interagire e di relazionarsi con gli altri. I bambini imparano a muoversi, a stare con gli altri, a distinguere realtà e fantasia, a immaginare ed anche a seguire determinate regole (molti giochi si svolgono secondo norme ben codificate) attraverso l’attività ludica prima ancora che intervengano istruzione, leggi, ecc.. Inoltre, il gioco accompagna tutta la vita di una persona (anche gli adulti giocano!): infatti rappresenta un’importante valvola di sfogo, un mezzo ricreativo fondamentale per far fronte allo stress e per scaricare la tensione accumulata durante le ore dedicate alle attività lavorative o alle responsabilità.

Per tutti questi motivi occorre tener presente che, di per sé, il gioco è un’attività assolutamente utile, addirittura indispensabile.

Nel corso degli ultimi anni, però, il gioco come altri aspetti del vivere quotidiano, ha subito l’influenza dello sviluppo tecnologico: i videogiochi non sono altro che il frutto di questa evoluzione ed in questo senso non hanno necessariamente una valenza negativa. I rischi sorgono quando al semplice giocare subentra un comportamento non più commisurato alla funzione ludico-ricreativa e al divertimento, bensì eccessivo sia in termini quantitativi (tempo dedicato) che qualitativi (il tipo di gioco, il senso che gli si attribuisce) e quindi problematico.

I videogiochi sono e restano giochi e, in quanto tali, non vanno demonizzati: infatti possono facilitare lo sviluppo di capacità come la velocità di reazione o decisionale; d’altro canto non bisogna dimenticare che alcune caratteristiche (per es. non è indispensabile avere uno sfidante in carne ed ossa; sono avvincenti;ecc.) li rendono possibili fonti di abuso e consumo eccessivo, fino all’insorgenza di vere dipendenze da videogiochi. I videogames sono spesso utilizzati dal singolo che, in solitudine, instaura una vera e propria sfida nella quale l’antagonista non è altro che il computer: del resto del mondo non importa più nulla: la sola cosa che conta è la macchina da sconfiggere! Così però s’acuisce la condizione di isolamento (con il relativo peggioramento dei rapporti interpersonali-sociali) nonché la perdita di contatto con la realtà (col tempo la sola realtà che il giocatore percepisce è quella virtuale proposta dal videogioco, del quale non può più fare a meno). La macchina diventa un mezzo per costruire o consolidare la stima che il giocatore possiede nei confronti di se stesso. Ogni vittoria genera un effetto positivo sull’autostima, mentre la sconfitta implica la necessità di una rivalsa; dunque di un’ulteriore sfida col rischio che il bisogno di continuare a giocare diventi incontrollabile e quindi un desiderio problematico (“craving”).

Un ulteriore problema legato al videogioco ed ancora di più all’abuso (per le conseguenze cui può condurre in rapporto alla realtà delle azioni ed ai comportamenti) riguarda il tipo di situazione proposta durante il gioco: spesso si tratta di scenari in cui prevale la violenza o l’aggressività oppure addirittura comportamenti inaccettabili dal punto di vista etico-morale. Le conseguenze sono da prendere seriamente in considerazione dal momento che gran parte degli utenti di videogames è costituita da bambini o ragazzi.

Inoltre, la dipendenza da videogiochi ha delle ripercussioni nefaste sulla vita del giocatore dipendente: ne va del lavoro, del rendimento scolastico, e molto spesso si assiste ad un deterioramento dei rapporti familiari (manca il tempo per discutere, si accumula aggressività,..) e della salute ( mal di testa, stanchezza, male agli occhi, sono solo alcuni dei sintomi da abuso di videogiochi).

Dipendenza da gioco d’azzardo (gioco d’azzardo patologico)

Il 98% della popolazione svizzera gioca almeno occasionalmente; il gioco d’azzardo patologico colpisce lo 0,79%.A primavista sembra una cifra irrisoria, ma chi ne è colpito entra in una spirale di sofferenze, menzogne, debiti e disperazione, dalla quale è difficile uscire e che finisce per intaccare e deteriorare la vita di chi vive a contatto col giocatore.

Il gioco d’azzardo è una componente presente in tutte le culture e in tutte le epoche: Caligola e Nerone (imperatori romani) erano giocatori patologici, come pure F. Dostojevkij che scrisse Il giocatore proprio per far fronte ai debiti di gioco.

Quando si parla di gioco d’azzardo occorre tener presente che si tratta di un gioco fondato sul caso: ciò significa che non ci sono né doti, né competenze, né criteri che permettono di esercitare un controllo anche minimo su ciò che accadrà, poiché questo è assolutamente aleatorio ed imprevedibile.

In italiano il termine gioco è ambiguo: lo utilizziamo sia per indicare il gioco come insieme di regole per saper fare e prevedere (p. es. il gioco del calcio, la dama e gli scacchi); sia per indicare il gioco legato ai concetti di caso e ricompensa (fortuna)

In questo seconda accezione il gioco implica che vengono messi in palio denaro o oggetti di valore e che, una volta accettati i termini della posta in gioco, questa è irreversibile (non si può tornare indietro, avere ripensamenti e ritrattare a posteriori la propria puntata).

Il denaro svolge un ruolo centrale: questo perché rappresenta un bene dotato di un’indispensabile particolarità: attraverso la cessione di denaro è possibile ottenere, in proporzione, ogni altro bene. Il gioco d’azzardo è perciò considerato un’attività in grado di produrre un valore (il denaro) che permette di accedere ad altri valori (ricchezza, prestigio, lusso, una bella casa, un’automobile, ecc.)

Purtroppo, ci sono persone convinte che anche il caso abbia le sue regole e che è sufficiente scoprirle per potersi accaparrare la posta in gioco e dunque arricchirsi. Queste persone sono convinte che esistano strategie che consentono di vincere, ed il fatto che a volte casualmente capiti che qualcuno vinca, non fa che convalidare questa illusione.

L’uomo spesso attribuisce al caso regole inesistenti, quest’attitudine si ricollega ad una forma di pensiero “magico”, con antichissime radici, secondo il quale anche la casualità ed il fato sono manipolabili e dominabili da colui che è in grado di appropriarsi di queste arcane leggi e segreti meccanismi.

Questo pensiero è il fondamento di atteggiamenti tipici del giocatore d’azzardo, ossia:

la convinzione che svolgere un ruolo attivo nel gioco permette di determinarne l’esito (p.es. lanciare con forza i dadi per ottenere un numero alto);

considerare il gioco una sfida (contro il croupier, la macchina ecc.) quando invece il caso è “l’avversario” da battere ed in realtà contro di esso non c’è sfida, partita vinta o persa;

credere che maggiore esperienza nel gioco porti benefici in quanto le esperienze acquisite permetterebbero di scoprire e capire quelle famose regole della fortuna;

credere che la complessità delle regole sia proporzionale alla possibilità di controllo sul gioco: più regole il gioco deve rispettare più si ha la sensazione di poterne controllare gli esiti (ma è una pura illusione: le “regole del gioco” definiscono le modalità dello stesso, non governano il caso!).

Il gioco appare come una fonte (inaffidabile e incerta!) di guadagno, una soluzione “facile” per il sempre crescente bisogno di denaro: aumentano i giocatori ed aumentano, di conseguenza, le tipologie (scommesse, lotterie, carte, dadi, ecc.) ed i luoghi dove praticarlo (kursaal, case da gioco, gran casinò, ecc.). Questo porta ad una facilità di acceso e ad un’assiduità al gioco (vuoi per verificare le proprie capacità, vuoi per recuperare le somme perse) che costituisce l’anticamera alla dipendenza e al gioco patologico. Non tutti i giochi hanno lo stesso impatto sull’insorgenza della dipendenza ma, quando la passione per l’azzardo diventa un’ossessione (non se ne può fare a meno) e si finisce per giocare più di quanto si possiede, allora si può parlare di dipendenza da gioco d’azzardo, di una vera e propria malattia (anche se i giocatori patologici sono selettivi e non dipendono mai da tutti i giochi e la loro dipendenza riguarda un solo tipo di gioco).

Le conseguenze della dipendenza sono devastanti: i giocatori patologici finiscono per indebitarsi per ingenti cifre di denaro e mettere a repentaglio la propria attività lavorativa (assenteismo e distrazione) e la vita familiare.

Il pensiero del gioco e del denaro perso non dà loro tregua, si scatena la rincorsa alla vincita che permette di “riportare le cose al loro posto” ma si tratta di un circolo vizioso più si gioca più si rischia di perdere e si perde. Questo induce il giocatore a mentire, a volte addirittura a rubare, per procacciarsi il denaro. Frustrazione e malessere possono condurre il giocatore a cercare sollievo, p.es. nel consumo di alcool, rischiano di incorrere in dipendenze collaterali che non fanno che aggravare il quadro generale già catastrofico. Possono, infine, apparire pensieri e tentativi di suicidio.

Spesso a pagarne le conseguenze (non solo economiche) sono anche e soprattutto le famiglie che si ritrovano, improvvisamente, sul lastrico, indebitate senza sapere perché; situazione che, una volta palesatasi porta a sviluppare nei confronti del giocatore patologico sentimenti come la rabbia, la vergogna, il senso di impotenza, che alla fine rischiano di scatenare vere e proprie crisi familiari.